Consegne frettolose e istruzioni sommarie.
Anche se i numeri delle elettriche sono ancora molto bassi rispetto ad altri Paesi d’Europa, le vendite di Tesla in Italia si spiegano da soli: dal 2022 al 2023 l’incremento nelle consegne è stato di oltre il 210%. In sostanza Tesla è passata da 7.700 circa auto vendute nel 2022 a ben 15.972 nel 2023, equamente ripartite tra Model Y (8.587) e Model 3 (7.385).
Questo risultato è la conferma che un certo tipo di “business model”, del tutto diverso dai metodi di vendita attuati sinora in Italia attraverso le classiche concessionarie, funziona e non ha allontanato i clienti. D’altro canto, questa crescita ha fatto emergere paradossalmente un problema strutturale che si traduce in due parole: la consegna e l’assistenza.
Nel senso che nei piazzali della CAT Group di Vercelli (che appartiene ad una società francese) è sorta in fretta e furia una casetta prefabbricata con la grande T sulla parete, insieme a un tendone ed a tantissime Tesla parcheggiate intorno. È evidentemente un’area di stoccaggio di auto nuove, dato che questo grande operatore logistico lavora con molti “carmaker”, ma la situazione appare provvisoria e organizzata il più velocemente possibile.
Anche perché è proprio qui che avviene uno dei momenti più importanti nell’acquisto di un’auto, la “consegna” (i dipendenti preferiscono però usare il termine anglosassone “delivery”), una piccola cerimonia cui un tempo partecipava tutta la famiglia come se si fosse ad un battesimo. A volte si sceglieva persino il nome affettuoso da dare in famiglia alla nuova auto.
La sede di Vercelli è stata scelta come “potenziamento” di altre sedi di consegna come Milano-Peschiera Borromeo, che sono più piccole e non riescono a fare fronte a tutta la domanda. Questo anche perché non possono ingrandirsi come invece è accaduto a Verona con il nuovo Tesla Centre, che è il più grande d’Italia. Per arrivare al Centro Logistico di Vercelli da Milano o da Torino ci vuole un’ora di treno e 15 minuti di taxi oppure qualcuno che vi ci accompagni.
Ma non è tutto rose e fiori. Chi ha analizzato con cura il fenomeno ha scoperto che si creano lunghe file di clienti in attesa, che la preparazione delle auto è un po’ frettolosa e che le istruzioni sull’uso della nuova Tesla sono piuttosto sommarie, con soprattutto l’invito ad andare subito al “Supercharger” più vicino, dal momento che tutte le auto sono consegnate con la batteria che ha una carica che va dal 10% al 35%. Insomma un po’ come accadeva una volta con i cellulari. E considerando che per molti clienti è la prima elettrica della vita, sarebbe da prendere in considerazione un “briefing” un po’ più approfondito o magari anche una collaborazione con i vari club dei proprietari di Tesla che a quanto risulta sono sempre pronti a rispondere alle domande più disparate.
E poi sta emergendo per Tesla in Italia un problema ben più serio riguardante il post vendita: anche se le auto 100% elettriche sono virtualmente prive di tagliandi di assistenza (a parte l’usura di gomme, freni e tergicristalli) se c’è in gioco un malfunzionamento della parte elettrica od un incidente che la coinvolge, possono essere dolori. Questo perché i Tesla Center autorizzati sono pochi e sono posizionati principalmente al Nord. Il numero delle carrozzerie è maggiore, ma sono anch’esse poche, considerando che in Italia sono arrivate oltre 10.000 Tesla in più nell’anno appena passato.
Sotto questo profilo sono avvantaggiati i marchi più tradizionali che hanno una rete di officine più capillare oppure quelli come Polestar che può appoggiarsi ad una rete molto solida, com’è quella di Volvo.




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